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UMWELT - LA VEGETAZIONE

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Il popolamento vegetale caratteristico dell'isola è la macchia mediterranea, la cui estensione attuale è molto ridotta rispetto a quella originale. Le associazioni spontanee residue vegetano lungo le arene e le rupi litorali, oltre alle scarse macchie. La vegetazione dei litorali roc­ciosi è caratterizzata dal Critmo e dalla rara Statice di Ischia (Limonium inarimense Guss.) che esiste solo sulla nostra isola.

Man mano che si sottrae all’influsso dei flutti la vegetazione si arricchisce di molte specie ornamentali: la Violacciocca, la Barba di Giove (Anthyllis barba-jovis L.), il Garofano delle rupi (Dianthus rupida Ten.). Nelle rupi più riparate troviamo la Ginestra odorosa e talvolta, l’Euforbia arborea. Nei terreni costituiti da detriti di falda, cioè nelle fiancate ripidi o pianeggianti in fondo a piccole valli o depressioni, nelle aree scoperte che si intercalano alla macchia e fino ai terreni rimaneggiati e poi abbandonati dall’uomo, si rilevano pratelli erbosi di minuscole proporzioni, colorati spesso in primavera da anemoni e ciclamini.

Nelle stazioni a substrato umido e con esposizione a Nord, si sviluppano bellissime felci come Ceterach officinarum Willd., Asplenium - Adiantum - nigrumì., Adiantum capillus-veneris L. e la minuscola Selaginella denticulata Spring. In settori con caratteristiche identiche ai precedenti, ma vicini a sorgenti o con substrato tufaceo, è possibile rinvenire Equisetum arvense L., Equisetum ramosissimum Desf. e il Ranunculus ficario.

Un nucleo abbastanza ben costituito di macchia mediterranea occupa il cratere del Rotaro, (dal 1932 il fianco settentrionale è stato sostituito con il pino da pinoli (Pinus pinea L.) Un buon esempio di lecceta, si trova su parte del promontorio di Zaro e, anche se piuttosto degradati, tra le pinete costiere dell’Arso. È caratterizzata dall’associazione su larga scala di frutici e suffrutici di specie per lo più sempreverdi e di piccole e medie dimensioni. Si ha la macchia bassa con predominanza di Cistus nei substrati più aridi e sassosi sulle pendici più esposte all’azione livellatrice dei venti (le pendici meridionali del Rotaro); qui troviamo il Cistus salvifolius L. e il Cistus monspeliensis L., fittamente cespugliosi dalle ricche fioriture bianche a cui si intervallano radure ampie dove si sviluppa una flora mediterranea a ciclo biologico breve e primaverile.

La macchia con predominio Quercus ilex L. e Arbutus unedo L. è propria dei terreni più fertili e ricchi di sostanza organica, riparati dai venti e sfuggiti dall’azione deleteria dell’uomo: si riscontra sul promontorio di Zaro. Rare sono le radure e di conseguenza manca la flora effimera mediterranea primaverile mentre sono presenti specie lianose quali l’Asparagus acutifolius L. e la Rubia peregri­na L. Nella macchia, insieme ai soliti arbusti, si rinvengono diverse specie di Querce, cui non di rado si accompagnano il noc­ciolo (Corylus avellana L) e l’orniello (Fraxinus ornus L.).

Al di sopra della baia di 5. Montano queste essenze hanno creato un vero e proprio bosco che, permanendo gli elementi della macchia, determina la formazione di un bosco di tipo misto a prevalente struttura xerofila. Caratteristica di queste formazioni sono le specie lianose Smilax aspera L. e Hedera helix L.

Per quanto concerne le pinete di Ischia, esse, come tutte quelle esistenti nel golfo di Napoli, sono state piantate dall’uomo e sono quasi esclusivamente costituite da Pino da pinoli (Pinus pinea L.) misto a poco Pino d’Aleppo (Pinus halepensis Miller). Questi boschi quindi, pur assumendo una rilevanza paesaggistica di valore assoluto e anche una certa valenza ambientale, non possono essere considerate delle formazioni vegetali naturali. Pertanto esse non rappresentano un tipo di vegetazione perfettamente in equilibrio con il contesto vegetazionale dell’isola. Il pino da pinoli, per la facilità con cui cresce sui poco fertili suoli lavici, è stato favorito dall’uomo a scapito delle formazioni naturali. I boschi di pino su Ischia inoltre si giovano di un clima che, già mite e dolce per l’azione mitigatrice del mare, risente anche dell’ombra orografica del Monte Epomeo (m. 789 s.l.m.), perciò il clima stesso, pur restando squisitamente mediterraneo, risulta alquanto umido, comunque meno caldo e secco.
Grazie anche a queste condizioni microclimatiche particolarmente favorevoli si sono conservati, frammenti di boschivi che rappresentano i resti di popolamenti affermatisi in un periodo più fresco e mite di quello attuale.

Dominano le formazioni sempreverdi e sclerofille (a foglie cioè dalla consistenza coriacea) cioè quelle specie arboree e arbustive termofile comuni nel Mediterraneo, delle quali il Leccio (Quercus ilex L.) rappresenta, l’elemento più evoluto.
Abbastanza rappresentato è anche il genere Quercus (le querce), soprattutto come numero di individui, in alcune aree più fitte che in altre (ad esempio nei pressi di Casa Villari oppure nella fascia subcollinare interna).

Più frequenti del Leccio sono però gli arbusti tipici della macchia mediterranea come il Mirto (Myrtus communis L.), il Corbezzolo (Arbutus unedo L.), il Lentisco (Pistacia lenticus L.) il Lauro (Laurus nobilis/c.).
Ciò che ne risulta é una macchia morfologicamente piuttosto varia, ora a basso ora o a alto fusto, per il carattere sconnesso e accidentato delle rocce trachtiche fra le quali nasce. Non sembra possibile poi individuare nel suo ambito la dominanza di una particolare specie sulle altre, perché tutte, almeno in buona parte delle pinete, sono ugualmente rappresentate: sembra opportuno parlare piuttosto di macchia mista.

Diverse sono infine le erbacee, molto interessanti sia nel ruolo che hanno nel partecipare alla formazione della macchia sia per le caratteristiche medicinali che molte di esse posseggono.
È interessante ricordare a questo proposito la presenza, tra le altre, di specie che comunemente vengono coltivate ma che, sfuggite alla coltura, sembrano aver trovato in questo substrato le condizioni migliori per riprodursi spontaneamente. E’ pur il caso frequente di vari elementi di vegetazione esotica che, frammisti alla vegetazione autoctona, si rinvengono qui naturalizzati come l’agave (Agave americana L.), il fico d’India (Opuntia ficus-barbarica A. Berger), e non di rado anche i succosi Mesembriantemi (Carpobrotus acinaciformis (L.) L. Bolus e Carpobrotus edulis (L.) N. E. Br.).

La zona collinare dell’isola ad Ovest, da 65 m a 789 m, caratterizzata geograficamente dalla presenza di valli e vallecole, molto spesso assai strette e profonde, frapposte a dossi collinari e mon­tuosi. In questi ambienti, più umidi e freschi, si afferma, con una copertura discontinua, un bosco di latifoglie decidue in cui prevale il Castagno (Castanea sativa L.) cui si accompagnano elementi arborei autoctoni e introdotti. Tra i primi vanno ricordati il nocciolo Corylus pubesceus L., Ulmus minor Miller, oltre a diverse specie di Querce come Rovere (Quercus robur L.) e soprattutto Roverella (Quercus pubescens L.). Elemento introdotto, che spesso ha arrecato più danni che benefici va segnalata la nordamericana Robinia (Robinia pseudacacia L.).

Gran parte delle pendici dei monti di Ischia sono ricoperte da fitti castagneti che sono particolarmente ben costituiti nelle località: Monte Rotaro, Monte Trippodi, Monte Vezzi, Pietra dell’Acqua, Monte Epomeo, Pera, Pirola, Buceto, località Cantoni, Monte Toppo, Erba Nera, Chiummano, Cavallaro, 5. Antuono, Pennanova.
Il sottobosco è caratterizzato da Ranunculaceae, Primulaceae, Gentianaceae, Liliaceae, Scophulariaceae, Poaceae. Anche per i castagni possono valere, sia pure in minor misura, le considerazioni fatte a proposito delle pinete ricordando che anche il castagno è stato fortemente favorito dall’uomo, a scapito dei boschi di carpini, querce e frassini. Ciò è accaduto soprattutto pro­prio nei terreni vulcanici che sono particolarmente congeniali a questa specie.

Ad Ischia, come altrove in Italia, si assiste ad un forte deperimento del castagno dovuta a gravi malattie che lo colpiscono ed in qualche misura anche al decadimento del valore economico del castagno come frutto. Inoltre in concomitanza del cambiamento di tipo di economia della popolazione ischitana, sono state abbandonate le laboriose pratiche culturali indispensabili al mantenimento dei castagni da frutto e si è avuto la conservazione in ceduo, oppure la sostituzione con conifere o, dove possibile, con la vite e alberi da frutto.

(A cura del Prof. Giuseppe Sollino)



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